Capita certe volte...
e allora devi fermarti un attimo. E pensare.
Capita certe volte, e non ci si capisce, non ci si rispetta, non ci si ritrova.
E devi fare un attimo mente locale, ritrovare le motivazioni, la fede in qualche modo.
Fede.
Si.
Perchè così, con 1000 km di distanza non ci sono prove possibili.
Non esiste uno sguardo che ti faccia capire, o un gesto.
Devi avere fede.
Fede in lui. Fede in te.
Fede in quello che siete e che potete diventare se avrete pazienza. E coraggio.
E tu ne hai, se vuoi.
Ma hai anche tanto orgoglio.
E paura. Di non riconoscerti più. Di non sapere qual'è la direzione giusta.
Capita certe volte.
E allora devi fare un passo indietro.
Forzarti, perchè sei una donna. Non più una ragazzina.
Superare la paura. L'orgoglio.
E ritrovare la fede.
Nell'immensa religione del tuo Amore.
venerdì 18 dicembre 2009
sabato 5 dicembre 2009
domenica 22 novembre 2009
Sai che c'è?
C'è che c'è un motivo se non fa male lasciarsi in quella squallida stazione maleodorante.
Ed è piuttosto semplice (ma non comune).
Perchè noi lo sappiamo (e ci crediamo) che la prossima volta, in quel luogo che non ci rappresenta nemmeno un po', ci sarà ancora il nostro Qualcuno ad aspettarci.
Ancora una volta.
Ancora (più o meno!) puntuale.
Ancora con la calda coperta azzurra in gesto d'accoglienza.
Questa volta non abbiamo paura che Qualcuno scappi, o ci ferisca, o ci ammazzi di indifferenza.
Questa volta sappiamo che è autentico, trasparente, limpido ciò che abbiamo attorno e dentro.
Sta volta è nostro.
Sta volta non abbiamo da chiedere ma solo da dare.
Non elemosiniamo gesti o sguardi.
Non dobbiamo giustificarci di quel che siamo.
Non dobbiamo temere per ciò che siamo.
No.
Abbiamo noi stessi, e basta.
Questo basta.
un bacio, Amore mio.
e un fazzoletto bianco che sventola dal finestrino.
Ancora una volta.
Fino alla prossima volta.
C'è che c'è un motivo se non fa male lasciarsi in quella squallida stazione maleodorante.
Ed è piuttosto semplice (ma non comune).
Perchè noi lo sappiamo (e ci crediamo) che la prossima volta, in quel luogo che non ci rappresenta nemmeno un po', ci sarà ancora il nostro Qualcuno ad aspettarci.
Ancora una volta.
Ancora (più o meno!) puntuale.
Ancora con la calda coperta azzurra in gesto d'accoglienza.
Questa volta non abbiamo paura che Qualcuno scappi, o ci ferisca, o ci ammazzi di indifferenza.
Questa volta sappiamo che è autentico, trasparente, limpido ciò che abbiamo attorno e dentro.
Sta volta è nostro.
Sta volta non abbiamo da chiedere ma solo da dare.
Non elemosiniamo gesti o sguardi.
Non dobbiamo giustificarci di quel che siamo.
Non dobbiamo temere per ciò che siamo.
No.
Abbiamo noi stessi, e basta.
Questo basta.
un bacio, Amore mio.
e un fazzoletto bianco che sventola dal finestrino.
Ancora una volta.
Fino alla prossima volta.
giovedì 12 novembre 2009
La tua mano nodosa,
il tuo polso sottile e fermo,
le tue tempie,
traslucide come petali di rose,
i tuoi occhi, verdi e implacabili
come sirene altezzose
la tua rabbia sociale e intima,
la tua sete di sapere dove
si spinge l'animo umano,
il corso dei fiumi che ti pulsa sottopelle_
Per tutto questo, bambino,
io ti venero
come un dio cangiante
e innevato
odoroso di montagna_
il tuo polso sottile e fermo,
le tue tempie,
traslucide come petali di rose,
i tuoi occhi, verdi e implacabili
come sirene altezzose
la tua rabbia sociale e intima,
la tua sete di sapere dove
si spinge l'animo umano,
il corso dei fiumi che ti pulsa sottopelle_
Per tutto questo, bambino,
io ti venero
come un dio cangiante
e innevato
odoroso di montagna_
ogni tanto, allo specchio
Ogni tanto, datti pace.
Sembra che tu stia lì a farti del male volontariamente.
Ma l'adolescenza è finita da un pezzo, e l'autolesionismo lo curano con gli psicofarmaci dopo i 20 anni.
Ogni tanto, respira.
Smettila di trattenerti dentro il mondo come se fosse meglio così per il mondo stesso.
Credimi, sei un essere umano come tutti gli altri.
Comune, banale a volte.
Quindi non avere la pretesa di conoscere tutto, di poter salvare chi ti sta vicino.
Non puoi farlo, nemmeno da te stesso.
Ogni tanto, prenditi in giro.
Serve, sai?
Continui a guardarti come se fossi un dio dell'ascesi, e non capisci di essere solo un'altra povera anima in pena.
Aspetti la manna dal cielo ma non sei nel deserto e soprattutto non sei il popolo eletto di nessun dio.
Sei uno come tanti.
Come troppi.
Ogni tanto, guardati allo specchio.
Forse ti aiuterebbe a ridimensionare l'ego, a vederti per ciò che sei: a volte piccolo e meschino, altre liscio e docile come un angellino. Spesso crudele come ogni uomo, o spaurito come una donna senza dote.
Se tu sapessi vedere la faccia che hai quando ti senti migliore degli altri.
Ah!
Ogni tanto, rilassati.
Se pieghi le braccia il cielo resta su. Non sei una colonna di Ercole.
E ogni tanto, forse, prenditi le colpe e le responsabilità che davvero sono tue.
Perchè quello che fai ha conseguenze, e non sull'universo, ma su chi hai attorno.
Ogni tanto, scendi dal piedistallo.
Non sei meglio di nessuno. Non hai più cervello, o più fascino, o più colori.
Sei miseramente come tutti noi, carne al macello che cerca di emergere e star al passo con se stessa. Sei miseramente uno come noi.
Non serve sbattere le ciglia e credere di farla franca. Prima o poi tutti si accorgono della nostra piccolezza. E se la celi, come sai fare tanto bene, resterai sempre una delusione per chi ti incontra.
Ogni tanto, datti pace.
e fai un favore al mondo.
Sembra che tu stia lì a farti del male volontariamente.
Ma l'adolescenza è finita da un pezzo, e l'autolesionismo lo curano con gli psicofarmaci dopo i 20 anni.
Ogni tanto, respira.
Smettila di trattenerti dentro il mondo come se fosse meglio così per il mondo stesso.
Credimi, sei un essere umano come tutti gli altri.
Comune, banale a volte.
Quindi non avere la pretesa di conoscere tutto, di poter salvare chi ti sta vicino.
Non puoi farlo, nemmeno da te stesso.
Ogni tanto, prenditi in giro.
Serve, sai?
Continui a guardarti come se fossi un dio dell'ascesi, e non capisci di essere solo un'altra povera anima in pena.
Aspetti la manna dal cielo ma non sei nel deserto e soprattutto non sei il popolo eletto di nessun dio.
Sei uno come tanti.
Come troppi.
Ogni tanto, guardati allo specchio.
Forse ti aiuterebbe a ridimensionare l'ego, a vederti per ciò che sei: a volte piccolo e meschino, altre liscio e docile come un angellino. Spesso crudele come ogni uomo, o spaurito come una donna senza dote.
Se tu sapessi vedere la faccia che hai quando ti senti migliore degli altri.
Ah!
Ogni tanto, rilassati.
Se pieghi le braccia il cielo resta su. Non sei una colonna di Ercole.
E ogni tanto, forse, prenditi le colpe e le responsabilità che davvero sono tue.
Perchè quello che fai ha conseguenze, e non sull'universo, ma su chi hai attorno.
Ogni tanto, scendi dal piedistallo.
Non sei meglio di nessuno. Non hai più cervello, o più fascino, o più colori.
Sei miseramente come tutti noi, carne al macello che cerca di emergere e star al passo con se stessa. Sei miseramente uno come noi.
Non serve sbattere le ciglia e credere di farla franca. Prima o poi tutti si accorgono della nostra piccolezza. E se la celi, come sai fare tanto bene, resterai sempre una delusione per chi ti incontra.
Ogni tanto, datti pace.
e fai un favore al mondo.
giovedì 1 ottobre 2009
Ironia
monitorizzi i miei movimenti...
controlli la mia pagina personale, come se ne avess il diritto...
eppure non mi parli...
lasci messaggini innocui sparsi qua e là, pensando forse che mi faccia piacere, o che mi vincoli a te...
basta! non hai nemmeno provato a starmi accanto...
ti sei preso l'entusiasmo, la passione, la cura e hai completamente sotterrato tutto il resto, schiacciato da problemi posticci...
Non sono una persona che può essere trattata con approssimazione...dopotutto meritavo almeno un po' di coraggio...meritavo una parola in più, una spiegazione sincera...
Andiamo oltre...
Andiamo oltre...
Sono oltre...
Senza ironia non posso vivere.
controlli la mia pagina personale, come se ne avess il diritto...
eppure non mi parli...
lasci messaggini innocui sparsi qua e là, pensando forse che mi faccia piacere, o che mi vincoli a te...
basta! non hai nemmeno provato a starmi accanto...
ti sei preso l'entusiasmo, la passione, la cura e hai completamente sotterrato tutto il resto, schiacciato da problemi posticci...
Non sono una persona che può essere trattata con approssimazione...dopotutto meritavo almeno un po' di coraggio...meritavo una parola in più, una spiegazione sincera...
Andiamo oltre...
Andiamo oltre...
Sono oltre...
Senza ironia non posso vivere.
venerdì 18 settembre 2009
sorridendo...
Forse sono io che non capisco...
O forse sei tu che ti lasci sfuggire il senso di tutto questo...
Perchè spesso non è visibile agli occhi il senso di tutto quello che vive attorno a noi.
Forse tu non riesci a vederlo. forse lo vedi ma non riesci a decifrarlo. O non vuoi.
O magari è solo una sfida per te.
Quanto riesci a resistere. Quanto riesci ad avvicinarti al fuoco senza bruciarti.
O sei già bruciato.
Come me.
E hai una paura fottuta del fuoco.
E sta volta ci sono carne, pelle, sangue e un profumo inebriante che avvolge tutto.
E un abbraccio lungo una vita. Sottile sottile, che forse si spezza.
E pesante e spesso, tanto da tenerci inchiodati al terreno.
Io ho il controllo. E tengo le briglie.
Perchè tutto questo non galoppi oltre.
Ed è facile che lo faccia.
E' facile perchè questo profumo non va via con una doccia.
E' un profumo che resta, si infila fra le pieghe del tuo corpo e ti sussurra continuamente che c'è qualcosa che non capisci.
E' un profumo intenso, caldo, familiare eppure esotico. Particolare.
E' un profumo al quale non c'è un antidoto.
Lo possiamo cercare, ma non lo troveremo. E lo sai.
Siamo noi stessi insieme.
E questo non è un bene.
No.
Non lo è.
O forse sei tu che ti lasci sfuggire il senso di tutto questo...
Perchè spesso non è visibile agli occhi il senso di tutto quello che vive attorno a noi.
Forse tu non riesci a vederlo. forse lo vedi ma non riesci a decifrarlo. O non vuoi.
O magari è solo una sfida per te.
Quanto riesci a resistere. Quanto riesci ad avvicinarti al fuoco senza bruciarti.
O sei già bruciato.
Come me.
E hai una paura fottuta del fuoco.
E sta volta ci sono carne, pelle, sangue e un profumo inebriante che avvolge tutto.
E un abbraccio lungo una vita. Sottile sottile, che forse si spezza.
E pesante e spesso, tanto da tenerci inchiodati al terreno.
Io ho il controllo. E tengo le briglie.
Perchè tutto questo non galoppi oltre.
Ed è facile che lo faccia.
E' facile perchè questo profumo non va via con una doccia.
E' un profumo che resta, si infila fra le pieghe del tuo corpo e ti sussurra continuamente che c'è qualcosa che non capisci.
E' un profumo intenso, caldo, familiare eppure esotico. Particolare.
E' un profumo al quale non c'è un antidoto.
Lo possiamo cercare, ma non lo troveremo. E lo sai.
Siamo noi stessi insieme.
E questo non è un bene.
No.
Non lo è.
giovedì 10 settembre 2009
suono di voce distante.
distante.
afferrata ad un suono come fossegià notte, già strada.
ma la strada s'annoda, s'inceppa,
come il tratto di vita che dividicon me. con me.
questione di spazio, questione di dita, fegato e sangue.
mi appallottolo distratta,
ciglia lunghe e parole secche,
zittazitta che sembro una lama,
fra la sua quarta e quinta costola.
e quando respiro mi sente, si chemi sente. è solo distratto il ragazzo.
poi si scompiglia i capelli,sospira profondo e liscia la lama.
la lama sono io.
e non riconosco più il mio odore
dal suo. il suo mai sentito.
siamo due folli.
compagni di sbronze.
che poi vai a capire, tu.
distante.
afferrata ad un suono come fossegià notte, già strada.
ma la strada s'annoda, s'inceppa,
come il tratto di vita che dividicon me. con me.
questione di spazio, questione di dita, fegato e sangue.
mi appallottolo distratta,
ciglia lunghe e parole secche,
zittazitta che sembro una lama,
fra la sua quarta e quinta costola.
e quando respiro mi sente, si chemi sente. è solo distratto il ragazzo.
poi si scompiglia i capelli,sospira profondo e liscia la lama.
la lama sono io.
e non riconosco più il mio odore
dal suo. il suo mai sentito.
siamo due folli.
compagni di sbronze.
che poi vai a capire, tu.
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