un pubblico di bambole attonite, lo spettacolo inizia ridendo.
piroette piroette piroette.
sgraziata, sgolata, spezzata.
"nonseifattaperdanzarenonseifattaperdanzarenonseifattaperdanzare"
è che poi t'intestardisci e vuoi fare tutto a modo tuo. e poi ridono.
dovevi pensarci prima, sgallettata sgraziata sgolata.
senza futuro non vai da nessuna parte.
proprio lì, nello scomparto apposito dell beauty case la taschina è sempre vuota.
sembra che lo stia aspettando.
prima o poi devi dirglielo che non arriverà mai.
la verità ti fa maaaale...
e taci, cretina.
qua di bambole ce ne sono già troppe. e ridono stridono gracchiano.
e tu lo sai fare?
tu?
macchè.
le bambole applaudono e ridono.
standing ovation per te.
da morir dal ridere.
facce di porcellana lucida.
peccato che fosse un dramma...
venerdì 21 novembre 2008
domenica 5 ottobre 2008
non chiedermi di essere ciò che non sono e non posso essere...
sento le ali pronte a volare...
ma non è che voglia andar via...
ma fremono le ali...
se le tocchi perdono la loro polvere...
perdono il colore...
perdono la magia del volo...
non mi uccidere.
non mi bloccare.
non chiedermi di essere ciò che non sono e non posso essere...
"It's too bad, but that's mewhat goes around comes around, you'll seethat I can carry the burden of pain'cause it ain't the first time that a man goes insaneand when I spread my wings to embrace him for lifeI'm suckin' out his love, 'cause I, I'll never be nobody's wife "
sento le ali pronte a volare...
ma non è che voglia andar via...
ma fremono le ali...
se le tocchi perdono la loro polvere...
perdono il colore...
perdono la magia del volo...
non mi uccidere.
non mi bloccare.
non chiedermi di essere ciò che non sono e non posso essere...
"It's too bad, but that's mewhat goes around comes around, you'll seethat I can carry the burden of pain'cause it ain't the first time that a man goes insaneand when I spread my wings to embrace him for lifeI'm suckin' out his love, 'cause I, I'll never be nobody's wife "
venerdì 19 settembre 2008
vorrei...
potermi perdere dentro la spuma del mare...
liquefarmi e ricompormi dentro un sogno invernale...
sibilare al vento i segreti del mondo...
arrotolare sulle dita sottili i fili dei miei pensieri rammaricati...
e liberarmi...
liberarmi...
librarmi...
liquefarmi e ricompormi dentro un sogno invernale...
sibilare al vento i segreti del mondo...
arrotolare sulle dita sottili i fili dei miei pensieri rammaricati...
e liberarmi...
liberarmi...
librarmi...
lunedì 15 settembre 2008
sabato 6 settembre 2008
Incazzata
Hai deciso che non ti servo più.
Che devi ricostruirti una vita.
Una vita senza me, che ora sono solo un dolore inutile.
Non hai detto proprio così. Ma io lo so.
Allora vai.
Ma perdonami se ti penserò con rabbia.
Con rabbia.
Ora mi riesce bene solo questo.
Poi, quando ricomincerò a mangiare, a dormire e a respirare, forse ce la farò anche a capirti.
Per ora sono solo incazzata.
Che devi ricostruirti una vita.
Una vita senza me, che ora sono solo un dolore inutile.
Non hai detto proprio così. Ma io lo so.
Allora vai.
Ma perdonami se ti penserò con rabbia.
Con rabbia.
Ora mi riesce bene solo questo.
Poi, quando ricomincerò a mangiare, a dormire e a respirare, forse ce la farò anche a capirti.
Per ora sono solo incazzata.
martedì 5 agosto 2008
Indiano
L'indiano le spostò i capelli dagli occhi e per la prima volta la guardò.
Davvero.
Aveva il sale fra le ciglia, e le labbra spaccate dal sole. Aveva gli zigomi tondi e la fronte liscia e l'indiano non aveva mai toccato una pelle così morbida.
Le sue dita scivolarono lungo la tempia e fino all'angolo in cui la mascella si piegava, declinando nel lungo collo bianco.
Indugiò per pochi attimi, lasciando la sua mano nodosa, vecchio ulivo, su quella pelle umida di caldo. E poi, con una sorta di invadenza carnale, terrena e terrosa, la lasciò scivolare sulla spalla.
Lei, immobile e consapevole. Piena.
L'indiano non l'aveva mai davvero guardata.
L'indiano voleva solo sapere di cosa sapesse una creatura così inerme ora, fra le sue mani grandi, legnose, sapide di antiche conoscenze.
E stringendo gli occhi, come un bambino che vuole vedere meglio, accostò il viso al suo. Lasciò che le palpebre si chiudessero, indugiò nel contatto fra il suo naso e quegli zigomi così tondi, morbidi.
Bianchi.
Odorava di sapone e pulito. Lui portava con sè il forte odore della vita, di radici mai tagliate, di storie ancestrali, di amuleti senza memoria ormai.
E quando l'indiano, pelle bruna, sentì il sapore sulla punta della lingua, lo riconobbe subito.
Quell'essere sapeva di inizio, di bambini che giocano senza pensieri, di pace naturale, di lunghi corsi d'acqua limpida, di notti sotto le stelle e risate cristalline.
L'indiano ne fu sopraffatto.
Come da una nuova strada.
Come da un nuovo percorso.
Solo più luminoso e meno polveroso.
E la trasse a sè. Come se gli appartenesse. Come se non fosse mai stato necessario spiegare perchè.
L'indiano sapeva bene cosa significava tutto quello che avrebbe fatto.
Eppure lo fece ugualmente.
Sentì la sua pelle umida scivolare su quella candida della donna, percepì i suoi muscoli contrarsi nello stesso identico ritmo di quelli della donna e desiderò, ansimò, urlò.
E le sorresse la schiena inarcata, le baciò avidamente i sogni, le insegnò, mischiando il respiro, la storia della sua terra arida.
E la luna, disco bianco, guardò l'indiano e quell'essere candido ed ebbe nostalgia.
Davvero.
Aveva il sale fra le ciglia, e le labbra spaccate dal sole. Aveva gli zigomi tondi e la fronte liscia e l'indiano non aveva mai toccato una pelle così morbida.
Le sue dita scivolarono lungo la tempia e fino all'angolo in cui la mascella si piegava, declinando nel lungo collo bianco.
Indugiò per pochi attimi, lasciando la sua mano nodosa, vecchio ulivo, su quella pelle umida di caldo. E poi, con una sorta di invadenza carnale, terrena e terrosa, la lasciò scivolare sulla spalla.
Lei, immobile e consapevole. Piena.
L'indiano non l'aveva mai davvero guardata.
L'indiano voleva solo sapere di cosa sapesse una creatura così inerme ora, fra le sue mani grandi, legnose, sapide di antiche conoscenze.
E stringendo gli occhi, come un bambino che vuole vedere meglio, accostò il viso al suo. Lasciò che le palpebre si chiudessero, indugiò nel contatto fra il suo naso e quegli zigomi così tondi, morbidi.
Bianchi.
Odorava di sapone e pulito. Lui portava con sè il forte odore della vita, di radici mai tagliate, di storie ancestrali, di amuleti senza memoria ormai.
E quando l'indiano, pelle bruna, sentì il sapore sulla punta della lingua, lo riconobbe subito.
Quell'essere sapeva di inizio, di bambini che giocano senza pensieri, di pace naturale, di lunghi corsi d'acqua limpida, di notti sotto le stelle e risate cristalline.
L'indiano ne fu sopraffatto.
Come da una nuova strada.
Come da un nuovo percorso.
Solo più luminoso e meno polveroso.
E la trasse a sè. Come se gli appartenesse. Come se non fosse mai stato necessario spiegare perchè.
L'indiano sapeva bene cosa significava tutto quello che avrebbe fatto.
Eppure lo fece ugualmente.
Sentì la sua pelle umida scivolare su quella candida della donna, percepì i suoi muscoli contrarsi nello stesso identico ritmo di quelli della donna e desiderò, ansimò, urlò.
E le sorresse la schiena inarcata, le baciò avidamente i sogni, le insegnò, mischiando il respiro, la storia della sua terra arida.
E la luna, disco bianco, guardò l'indiano e quell'essere candido ed ebbe nostalgia.
venerdì 20 giugno 2008
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