lunedì 5 luglio 2010

persone di poche parole

ci sono persone che hanno un cuore troppo grande.
questo li espone da ogni lato alle intemperie.
il cuore fa da vela per i venti più forti, trascina via tutto.
Viene graffiato dalle tempeste di sabbia del sud, bagnato dalle piogge torrenziali d'inverno, ghiacciato dai geli del nord.
Non ha protezione.
Non ha mezzi termini.
Un cuore troppo grande sanguina spesso, geme, si impiglia nella vita, si accartoccia.
Un cuore troppo grande è un pericolo, per sè e per gli altri.Ed è per questo che cerca difese.
Si annoda. Si cela.
Si ammutolisce, fino a fingere di non esistere più.
Si protegge come può, con tutta la forza che ha.
Qualche volta però, forse per casi fortuiti della vita, si riescono ad intuire delle crepe in tutto questo soffrire, e le coincidenze ci appaiono "destino".
E non sappiamo come, la pioggia d'estate arriva a bagnare la crosta e la scioglie.
E il profumo dell'estate ci riempie le narici ed ogni interstizio.
E quel cuore enorme riprende a respirare.
Sgualcito, ferito, stanco, ma vivo.E lentamente si sveglia.E lentamente ti svegli.
e avere un cuore grande sembra solo un dono del cielo.



(una bellezza dolce, piccola, disarmante...occhi neri come il fondo del caffè in cui leggo il mio incerto futuro.)

tu odiami

Trapassami.
Un dardo infuocato. Un dardo infuocato.
Straziami.una spada. O un cimelio del 15-18.
Annullami.
Una parola sola. Se non bastasse.
Ritagliami.
Sagoma muta. Sagoma da bambini.
E soffiami.
Via. Ridendo isterico.
Cercami.
Mentre un cielo marmoreo sorride.
Cercami.
Non ne sei capace.
Odiami.
Questo sì. E' l'arma dei poveri.
Odiami.
Che poi passa.
Come i bambini all'angolo dela strada.
Giocano a pallone per non pensare la miseria.
Tu odiami.
Che prima o poi viene sera.

lunedì 5 aprile 2010

Il mio cuore è una vecchia teiera di coccio rosso.
milioni di volte l'ho messa sul fuoco, nella mia casa.
Qualche volta l'acqua ha cominciato a bollire. Ho sentito la teiera borbottare, tremare, fischiare.
Eppure il the non è stato preparato.
Un'infusione perduta.
Il fuoco spento sotto la curva panciuta.
E l'acqua ha dovuto raffreddarsi, la teiera svuotarsi, per essere riposta nuovamente nell'armadietto segreto.
Qualche volta, invece, dal bricco scarlatto ho potuto versare la bevanda profumata. Ma era tiepida, era senza profumo, senza sapore.
E l'ho gettata via. Io stessa.
Non è valsa la pena.
E allora il bricco rosso è stato ancora incartato e riposto al sicuro, sotto chiave.
Questa volta, ancora, la vecchia teiera di coccio rosso ha tremato, gorgogliato, gridato e il the preparato ha avuto un profumo intenso e allo stesso tempo delicato, inebriante.
Odorava di promesse, di futuro, di tempo condiviso, di lenti gesti d'amore.
Un the fatato.
Ma sempre, per qualche motivo, quel the si è gettato sul pavimento.
Ha lasciato una macchia sul tappeto.
Sul mio tappeto preferito.
Oggi, ho preso la teiera fra le mani, l'ho sentita scottare, l'ho lasciata andare.
Il vecchio bricco rosso ha urtato sul tappeto, sul pavimento.
S'è sbreccato.Il mio cuore si è sbreccato,vecchia teiera di coccio rosso.
Il bricco si raffredderà forse.
forse.
Sarà riposto, forse.
Riposto nel ripiano più alto e segreto, sotto chiave.
E resterà lì, per lungo tempo. Forse.
Ma ora, ora che il the è andato buttato e resta quel rimpianto profumato di spezie, ogni attimo un'unghia bianca di coccio nudo sul rosso smaltato mi guarda e ricorda che nessun tempo può far dimenticare quella crepa. La teiera è sbreccata.
E anche quando, e se, io l'avrò riposta su quel remoto ripiano, il mio vecchio bricco di coccio rosso resterà ferito.

sabato 3 aprile 2010

Dolore

Ed i passeri cinguettano
sulla tua lapide fredda
ancora nuda
e sulle nostre teste incredule.
Il freddo marmo non parla,
non ride, non imita
ogni nostro sciocco gesto,
il freddo marmo non ci irride
con mani esili e gesti irripetibili.
Non c'è fiore che tenga
o sole che plachi questa
solitudine famelica
che ci divora le mani
e gli occhi.
Ed il dovere di vita
ci sfiora soltanto oggi,
qui,
davanti a questa scatola
infame
che serra il tuo corpo esangue,
sulla terra che può avvolgerti calda
e materna.
Qui, oggi,
si sente solo l'eco
delle nostre risate perdute
e un vuoto.
Un eterno, nero vuoto.




Michele


31/3/1989 - 20/3/2010

lunedì 15 marzo 2010

quello che sono è fatto perchè tu possa fottertene di me...e ti irrito, ti sfido, ti porto al limite di te stesso.di me.ti faccio intendere che non è me che vuoi, così lunatica, cangiante...isterica.e il mio umore esplora una gamma infinita di possibilità.dall'euforia passo alla rabbia, all'irritazione, dal disgusto alla felicità, dalla determinazione alla più intollerabile incertezza.tutto in meno di 24 H. e la gamma si espande approdando in zone remote e volgari di me, di noi. noi che non sappiamo parlare più ed emettiamo grugniti iracondi come porci immersi nella loro stessa merda.è un letamaio questo parlarci, e appena ti muovi ti insudici.e ce ne accorgiamo.me ne accorgo.mentre sono sola in questa stanza senza suoni, senza vita.mentre sono sola nella mia vita scontata e banale, anche troppo. anche per me stessa.mentre sei in una città che non è nè mia nè tua. che non ha nulla di nostro e in cui è facile dimenticarsi chi siamo. chi siamo stati. chi potremmo essere.e ti immagino sudato, scopare con una che non sono io. una piccola lurida venere, seno piccolo e culo largo. una bionda senza odore. una che non sono io.e non mi rammarico.no.perchè me lo merito.perchè ti ho spinto in quel letamaio di recriminazioni e pesantezza che ho creato io stessa.e tu hai tutte le ragioni del mondo per punirmi, detestarmi, odiarmi.tu hai tutte le ragioni del mondo per vedere quanto sono meschina, quanto poco mi amo.quanto ti chiedo di farmi male.quanto ne faccio a noi, così.adesso stai lì, a sorridere ad altri, a farti consigliare.saranno di certo buoni consigli.saranno consigli obiettivi, che ti dicono che sono una stronza.sarà tutto vero.tu sarai vero, con quella birra da discount in mano e quella biondina che ti strofina il culo sui pantaloni a ritmo di reggaetton.e ti sentirai un dio.da dio.e io chiudo anche la porta, in questa maledetta stanza senza finestre che mi sono costruita.e passaunbuonweekend, e divertiti, e faibene. e vatuttobene. e poi cisentiamoquandostaraimeglio. e lasciamiperderechenonvalelapena.e fottitene, che è meglio così.lo faccio per te.e anche per me. per punire me.
anche sta volta...sipario.

giovedì 4 marzo 2010

devo ammetterlo...
mi preoccupa.
mi preoccupa questa nuova idea di fermarmi in questa mia terra così amara e innamorata.
e noi?
cosa saremo?
cosa ci succederà?
il futuro...
il futuro forse...
oggi progetto e progetto lontano da te.
per me.
forse per noi.
perchè costruire me significa costruire noi. credo.
e mi preoccupa.
potremmo perdere tutto in questa roulette.
e sarebbe fottutamente triste.
perdere i sogni tutti insieme ancora una volta.


dai dai...
datti una mossa...
balla, danza, crea, costruisci...
arriveremo ad un punto...
a quel punto potremo solo darci una carezza e dirci cosa vogliamo.

(incrociamo le dita e speriamo di volere la stessa cosa.)

sabato 6 febbraio 2010

ti senti così.
una piaga purulenta che infetta chi ti tocca di lancinanti dolori.
ti senti così.
un morbo contagioso, senza antidoti o cure, che spande il suo fetido colore giù per le vie.
ti senti così.
un essere da quarantena, senza attrattiva, senza coraggio.
ti senti così.
un virus letale, e tutti con le mascherine lì a guardarti, a dirti cosa fare, cosa prendere, come guarire.
ti senti così.
una fiaba senza fine, interrotta al momento del dolore.
ti senti così,
e scalci perchè nessuno ti dica cosa fare, come fare, perchè fare.
E' faticoso essere perfetti.

martedì 2 febbraio 2010

una sera getterai via questo fottuto telefonino, ormai protesi di una mano stanca.
una sera smetterai di scaldarti i piedi con le dita affusolate e l'alito che sa di sofficini findus.
una sera non dovrai guardar da solo i telefilm polizieschi in tv e chiederti quale sia il filo conduttore.
una sera avrai altro da sedurre che le tue coperte, sempre troppo esigue.


una sera potrai parlare con me guardandomi negli occhi, litigare forse, forse urlare, ma comunque avendomi a portata di schiaffo.
una sera ci sarà questa donna a tener i piedi freddi sotto le sue gambe tornite e mai sottili. e ti cucinerà le sue polpette speziate, o quella torta alla nutella di cui ti sei ingozzato qualche giorno fa. e riderai di te. e di lei. coi baffi di cioccolata.
una sera guarderai telefilm insulsi con la tua donna e ti spiegherà lei perchè li stai guardando. (perchè la ami, e a lei piaccono tutti i telefilm possibili e immaginabili.)
una sera le coperte ti staranno strette perchè sarai madido di sudore, scopando con la tua donna, poco prima di crollare nel letto stremato ed addormentarti come un bambinetto.


una sera...
per questo vale la pena restare.
forse