Ed i passeri cinguettano
sulla tua lapide fredda
ancora nuda
e sulle nostre teste incredule.
Il freddo marmo non parla,
non ride, non imita
ogni nostro sciocco gesto,
il freddo marmo non ci irride
con mani esili e gesti irripetibili.
Non c'è fiore che tenga
o sole che plachi questa
solitudine famelica
che ci divora le mani
e gli occhi.
Ed il dovere di vita
ci sfiora soltanto oggi,
qui,
davanti a questa scatola
infame
che serra il tuo corpo esangue,
sulla terra che può avvolgerti calda
e materna.
Qui, oggi,
si sente solo l'eco
delle nostre risate perdute
e un vuoto.
Un eterno, nero vuoto.
Michele
31/3/1989 - 20/3/2010
sabato 3 aprile 2010
lunedì 15 marzo 2010
quello che sono è fatto perchè tu possa fottertene di me...e ti irrito, ti sfido, ti porto al limite di te stesso.di me.ti faccio intendere che non è me che vuoi, così lunatica, cangiante...isterica.e il mio umore esplora una gamma infinita di possibilità.dall'euforia passo alla rabbia, all'irritazione, dal disgusto alla felicità, dalla determinazione alla più intollerabile incertezza.tutto in meno di 24 H. e la gamma si espande approdando in zone remote e volgari di me, di noi. noi che non sappiamo parlare più ed emettiamo grugniti iracondi come porci immersi nella loro stessa merda.è un letamaio questo parlarci, e appena ti muovi ti insudici.e ce ne accorgiamo.me ne accorgo.mentre sono sola in questa stanza senza suoni, senza vita.mentre sono sola nella mia vita scontata e banale, anche troppo. anche per me stessa.mentre sei in una città che non è nè mia nè tua. che non ha nulla di nostro e in cui è facile dimenticarsi chi siamo. chi siamo stati. chi potremmo essere.e ti immagino sudato, scopare con una che non sono io. una piccola lurida venere, seno piccolo e culo largo. una bionda senza odore. una che non sono io.e non mi rammarico.no.perchè me lo merito.perchè ti ho spinto in quel letamaio di recriminazioni e pesantezza che ho creato io stessa.e tu hai tutte le ragioni del mondo per punirmi, detestarmi, odiarmi.tu hai tutte le ragioni del mondo per vedere quanto sono meschina, quanto poco mi amo.quanto ti chiedo di farmi male.quanto ne faccio a noi, così.adesso stai lì, a sorridere ad altri, a farti consigliare.saranno di certo buoni consigli.saranno consigli obiettivi, che ti dicono che sono una stronza.sarà tutto vero.tu sarai vero, con quella birra da discount in mano e quella biondina che ti strofina il culo sui pantaloni a ritmo di reggaetton.e ti sentirai un dio.da dio.e io chiudo anche la porta, in questa maledetta stanza senza finestre che mi sono costruita.e passaunbuonweekend, e divertiti, e faibene. e vatuttobene. e poi cisentiamoquandostaraimeglio. e lasciamiperderechenonvalelapena.e fottitene, che è meglio così.lo faccio per te.e anche per me. per punire me.
anche sta volta...sipario.
anche sta volta...sipario.
giovedì 4 marzo 2010
devo ammetterlo...
mi preoccupa.
mi preoccupa questa nuova idea di fermarmi in questa mia terra così amara e innamorata.
e noi?
cosa saremo?
cosa ci succederà?
il futuro...
il futuro forse...
oggi progetto e progetto lontano da te.
per me.
forse per noi.
perchè costruire me significa costruire noi. credo.
e mi preoccupa.
potremmo perdere tutto in questa roulette.
e sarebbe fottutamente triste.
perdere i sogni tutti insieme ancora una volta.
dai dai...
datti una mossa...
balla, danza, crea, costruisci...
arriveremo ad un punto...
a quel punto potremo solo darci una carezza e dirci cosa vogliamo.
(incrociamo le dita e speriamo di volere la stessa cosa.)
mi preoccupa.
mi preoccupa questa nuova idea di fermarmi in questa mia terra così amara e innamorata.
e noi?
cosa saremo?
cosa ci succederà?
il futuro...
il futuro forse...
oggi progetto e progetto lontano da te.
per me.
forse per noi.
perchè costruire me significa costruire noi. credo.
e mi preoccupa.
potremmo perdere tutto in questa roulette.
e sarebbe fottutamente triste.
perdere i sogni tutti insieme ancora una volta.
dai dai...
datti una mossa...
balla, danza, crea, costruisci...
arriveremo ad un punto...
a quel punto potremo solo darci una carezza e dirci cosa vogliamo.
(incrociamo le dita e speriamo di volere la stessa cosa.)
sabato 6 febbraio 2010
ti senti così.
una piaga purulenta che infetta chi ti tocca di lancinanti dolori.
ti senti così.
un morbo contagioso, senza antidoti o cure, che spande il suo fetido colore giù per le vie.
ti senti così.
un essere da quarantena, senza attrattiva, senza coraggio.
ti senti così.
un virus letale, e tutti con le mascherine lì a guardarti, a dirti cosa fare, cosa prendere, come guarire.
ti senti così.
una fiaba senza fine, interrotta al momento del dolore.
ti senti così,
e scalci perchè nessuno ti dica cosa fare, come fare, perchè fare.
E' faticoso essere perfetti.
una piaga purulenta che infetta chi ti tocca di lancinanti dolori.
ti senti così.
un morbo contagioso, senza antidoti o cure, che spande il suo fetido colore giù per le vie.
ti senti così.
un essere da quarantena, senza attrattiva, senza coraggio.
ti senti così.
un virus letale, e tutti con le mascherine lì a guardarti, a dirti cosa fare, cosa prendere, come guarire.
ti senti così.
una fiaba senza fine, interrotta al momento del dolore.
ti senti così,
e scalci perchè nessuno ti dica cosa fare, come fare, perchè fare.
E' faticoso essere perfetti.
martedì 2 febbraio 2010
una sera getterai via questo fottuto telefonino, ormai protesi di una mano stanca.
una sera smetterai di scaldarti i piedi con le dita affusolate e l'alito che sa di sofficini findus.
una sera non dovrai guardar da solo i telefilm polizieschi in tv e chiederti quale sia il filo conduttore.
una sera avrai altro da sedurre che le tue coperte, sempre troppo esigue.
una sera potrai parlare con me guardandomi negli occhi, litigare forse, forse urlare, ma comunque avendomi a portata di schiaffo.
una sera ci sarà questa donna a tener i piedi freddi sotto le sue gambe tornite e mai sottili. e ti cucinerà le sue polpette speziate, o quella torta alla nutella di cui ti sei ingozzato qualche giorno fa. e riderai di te. e di lei. coi baffi di cioccolata.
una sera guarderai telefilm insulsi con la tua donna e ti spiegherà lei perchè li stai guardando. (perchè la ami, e a lei piaccono tutti i telefilm possibili e immaginabili.)
una sera le coperte ti staranno strette perchè sarai madido di sudore, scopando con la tua donna, poco prima di crollare nel letto stremato ed addormentarti come un bambinetto.
una sera...
per questo vale la pena restare.
forse
una sera smetterai di scaldarti i piedi con le dita affusolate e l'alito che sa di sofficini findus.
una sera non dovrai guardar da solo i telefilm polizieschi in tv e chiederti quale sia il filo conduttore.
una sera avrai altro da sedurre che le tue coperte, sempre troppo esigue.
una sera potrai parlare con me guardandomi negli occhi, litigare forse, forse urlare, ma comunque avendomi a portata di schiaffo.
una sera ci sarà questa donna a tener i piedi freddi sotto le sue gambe tornite e mai sottili. e ti cucinerà le sue polpette speziate, o quella torta alla nutella di cui ti sei ingozzato qualche giorno fa. e riderai di te. e di lei. coi baffi di cioccolata.
una sera guarderai telefilm insulsi con la tua donna e ti spiegherà lei perchè li stai guardando. (perchè la ami, e a lei piaccono tutti i telefilm possibili e immaginabili.)
una sera le coperte ti staranno strette perchè sarai madido di sudore, scopando con la tua donna, poco prima di crollare nel letto stremato ed addormentarti come un bambinetto.
una sera...
per questo vale la pena restare.
forse
giovedì 28 gennaio 2010
dignità for sale
Se ci fosse un modo per risorgere io lo vorrei conoscere.
Se ci fosse un modo per ritrovare la vena giusta e iniettarsi in vena un metro cubo di speranza e fiducia, si che lo farei, a costo di andar in overdose.
Se esistesse, in qualche fottutissimo posto un suono, di casa, di sollievo, di silenzio, lo cercherei disperatamente.
Se io avessi la sensazione di poter trovare qualcosa, nei rifiuti tossici che il mondo getta negli angoli, io mi ci getterei e rovisterei come un ratto di fogna, con denti aguzzi e unghiette cigolanti.
Se riuscissi a intuire di che colore è il cielo dietro queste cazzo di nuvole gonfie, come il ventre di una stronza gravida, e livide, come i miei occhi da mocciosa, io salterei in alto, anche se dovessi scoprire che il cielo è un fottuto soffito di cartongesso.
Uno stronzissimo thrumanshow.
Un nauseante processo di spettacolarizzazione anche di noi stessi, nudi e vergognosamente imperfetti.
Un umiliante gioco di specchi per riuscire a vedere ogni disgustoso angolo del nostro essere sporchi e senza pudore.
Senza dignità.
Siamo dei pupazzetti.
Ci muovono con i fili.
Sperano che non ce ne accorgiamo.
Ma io lo so.
Lo so.
Eppure voglio giocare.
Una svendita di carne, nel gioco di questo posto di merda, in cui siamo corpi, braccia da lavoro, manichini che sfilan in colloqui tantoperfare, curricula da gettare nel pattume (ma riciclato! perchè noi siamo cooperative sociali! ci teniamo all'ambiente!).
Siamo solo numeri.
Siamo carne in un alveare.
Scegliete il pezzo migliore, signori&signori.
In fondo è solo un mercato.
E noi siamo solo un'altra, qualsiasi, inutile merce.
Se ci fosse un modo per ritrovare la vena giusta e iniettarsi in vena un metro cubo di speranza e fiducia, si che lo farei, a costo di andar in overdose.
Se esistesse, in qualche fottutissimo posto un suono, di casa, di sollievo, di silenzio, lo cercherei disperatamente.
Se io avessi la sensazione di poter trovare qualcosa, nei rifiuti tossici che il mondo getta negli angoli, io mi ci getterei e rovisterei come un ratto di fogna, con denti aguzzi e unghiette cigolanti.
Se riuscissi a intuire di che colore è il cielo dietro queste cazzo di nuvole gonfie, come il ventre di una stronza gravida, e livide, come i miei occhi da mocciosa, io salterei in alto, anche se dovessi scoprire che il cielo è un fottuto soffito di cartongesso.
Uno stronzissimo thrumanshow.
Un nauseante processo di spettacolarizzazione anche di noi stessi, nudi e vergognosamente imperfetti.
Un umiliante gioco di specchi per riuscire a vedere ogni disgustoso angolo del nostro essere sporchi e senza pudore.
Senza dignità.
Siamo dei pupazzetti.
Ci muovono con i fili.
Sperano che non ce ne accorgiamo.
Ma io lo so.
Lo so.
Eppure voglio giocare.
Una svendita di carne, nel gioco di questo posto di merda, in cui siamo corpi, braccia da lavoro, manichini che sfilan in colloqui tantoperfare, curricula da gettare nel pattume (ma riciclato! perchè noi siamo cooperative sociali! ci teniamo all'ambiente!).
Siamo solo numeri.
Siamo carne in un alveare.
Scegliete il pezzo migliore, signori&signori.
In fondo è solo un mercato.
E noi siamo solo un'altra, qualsiasi, inutile merce.
martedì 26 gennaio 2010
let it snow
il tempo, innevato, rallenta.
odora di bianco il terreno bruno
e i tetti silenziosimi guardano,
pacifici,
limpidamente distesi
sulla mia pessima idea di me
che si acquieta
solo quando la coltre si spande
sul mio petto di donna.
odora di bianco il terreno bruno
e i tetti silenziosimi guardano,
pacifici,
limpidamente distesi
sulla mia pessima idea di me
che si acquieta
solo quando la coltre si spande
sul mio petto di donna.
domenica 10 gennaio 2010
Abbiamo puntato tutto sul cavallo più improbabile
e lo abbiamo incitato perchè corresse, perchè
superasse le distanze più lunghe
col miglior scatto e la più appassionata irruenza.
E abbiamo pregato, e sperato
che ce la facesse
perchè volevamo vincere tutto:
la casa, la stabilità,
la vita.
Ora che la corsa volge al termine
restiamo seduti col culo per terra
e perfino quel pungo di terra
che abbiamo
ci sembra oro.
e lo abbiamo incitato perchè corresse, perchè
superasse le distanze più lunghe
col miglior scatto e la più appassionata irruenza.
E abbiamo pregato, e sperato
che ce la facesse
perchè volevamo vincere tutto:
la casa, la stabilità,
la vita.
Ora che la corsa volge al termine
restiamo seduti col culo per terra
e perfino quel pungo di terra
che abbiamo
ci sembra oro.
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