sabato 9 gennaio 2010

io sono clandestina

Mi vergogno di essere italiana.


Mi vergogno di questo paesucolo ignorante, bigotto, razzista, gretto, chiuso, berlusconiano, taccagno, spendaccione, impietoso coi poveracci e indulgente coi delinquenti.


Mi vergogno di questo paese piccolopiccolo, di questa gente senza palle, senz'anima, senza virtù.


Mi fa schifo quello che mi succede intorno.


Hanno corrotto tutto, anche la bellezza che un tempo forse c'era.


E adesso, che si anneghi nella melma!


E' tutto ciò che ci meritiamo.















(la polizia dovrebbe proteggere gli extracomunitari, non mandarli via. E almeno loro possono andar via senza vergogna...)

martedì 5 gennaio 2010

Qualcuno mi ha fatto venire in mente loro...
e loro trascrivo...
col dolore di una 16enne cupa e cangiante...
con la maturità di una bambina 25enne senza redini o argini...




lunedì 4 gennaio 2010

ASPETTARE UNA PAROLA
UN DIRITTO
VIOLATO DALLO STATO
DELLE COSE
IMMOBILI
CHE MARCIANO INDIETRO
BEFFEGGIANDOMI
ALLE SPALLE
FRUSTRATE
DAL NULLA CRUDELE
E FEDELE
E PENTIRMI DI CIò CHE SONO
E' CIò CHE DI PEGGIO
MI CAPITA
E MI VERGOGNO DI ME

venerdì 18 dicembre 2009

Capita certe volte...
e allora devi fermarti un attimo. E pensare.
Capita certe volte, e non ci si capisce, non ci si rispetta, non ci si ritrova.
E devi fare un attimo mente locale, ritrovare le motivazioni, la fede in qualche modo.
Fede.
Si.
Perchè così, con 1000 km di distanza non ci sono prove possibili.
Non esiste uno sguardo che ti faccia capire, o un gesto.
Devi avere fede.
Fede in lui. Fede in te.
Fede in quello che siete e che potete diventare se avrete pazienza. E coraggio.
E tu ne hai, se vuoi.
Ma hai anche tanto orgoglio.
E paura. Di non riconoscerti più. Di non sapere qual'è la direzione giusta.
Capita certe volte.
E allora devi fare un passo indietro.
Forzarti, perchè sei una donna. Non più una ragazzina.
Superare la paura. L'orgoglio.
E ritrovare la fede.
Nell'immensa religione del tuo Amore.

sabato 5 dicembre 2009

è quasi il mio compleanno...
e sento tanto freddo...


provo a dormire...
passerà tutto...
anche questo giorno...

domenica 22 novembre 2009

Sai che c'è?
C'è che c'è un motivo se non fa male lasciarsi in quella squallida stazione maleodorante.
Ed è piuttosto semplice (ma non comune).
Perchè noi lo sappiamo (e ci crediamo) che la prossima volta, in quel luogo che non ci rappresenta nemmeno un po', ci sarà ancora il nostro Qualcuno ad aspettarci.
Ancora una volta.
Ancora (più o meno!) puntuale.
Ancora con la calda coperta azzurra in gesto d'accoglienza.
Questa volta non abbiamo paura che Qualcuno scappi, o ci ferisca, o ci ammazzi di indifferenza.
Questa volta sappiamo che è autentico, trasparente, limpido ciò che abbiamo attorno e dentro.
Sta volta è nostro.
Sta volta non abbiamo da chiedere ma solo da dare.
Non elemosiniamo gesti o sguardi.
Non dobbiamo giustificarci di quel che siamo.
Non dobbiamo temere per ciò che siamo.
No.
Abbiamo noi stessi, e basta.
Questo basta.



un bacio, Amore mio.
e un fazzoletto bianco che sventola dal finestrino.
Ancora una volta.
Fino alla prossima volta.

giovedì 12 novembre 2009

La tua mano nodosa,
il tuo polso sottile e fermo,
le tue tempie,
traslucide come petali di rose,
i tuoi occhi, verdi e implacabili
come sirene altezzose
la tua rabbia sociale e intima,
la tua sete di sapere dove
si spinge l'animo umano,
il corso dei fiumi che ti pulsa sottopelle_
Per tutto questo, bambino,
io ti venero
come un dio cangiante
e innevato
odoroso di montagna_

ogni tanto, allo specchio

Ogni tanto, datti pace.
Sembra che tu stia lì a farti del male volontariamente.
Ma l'adolescenza è finita da un pezzo, e l'autolesionismo lo curano con gli psicofarmaci dopo i 20 anni.

Ogni tanto, respira.
Smettila di trattenerti dentro il mondo come se fosse meglio così per il mondo stesso.
Credimi, sei un essere umano come tutti gli altri.
Comune, banale a volte.
Quindi non avere la pretesa di conoscere tutto, di poter salvare chi ti sta vicino.
Non puoi farlo, nemmeno da te stesso.

Ogni tanto, prenditi in giro.
Serve, sai?
Continui a guardarti come se fossi un dio dell'ascesi, e non capisci di essere solo un'altra povera anima in pena.
Aspetti la manna dal cielo ma non sei nel deserto e soprattutto non sei il popolo eletto di nessun dio.
Sei uno come tanti.
Come troppi.

Ogni tanto, guardati allo specchio.
Forse ti aiuterebbe a ridimensionare l'ego, a vederti per ciò che sei: a volte piccolo e meschino, altre liscio e docile come un angellino. Spesso crudele come ogni uomo, o spaurito come una donna senza dote.
Se tu sapessi vedere la faccia che hai quando ti senti migliore degli altri.
Ah!

Ogni tanto, rilassati.
Se pieghi le braccia il cielo resta su. Non sei una colonna di Ercole.
E ogni tanto, forse, prenditi le colpe e le responsabilità che davvero sono tue.
Perchè quello che fai ha conseguenze, e non sull'universo, ma su chi hai attorno.

Ogni tanto, scendi dal piedistallo.
Non sei meglio di nessuno. Non hai più cervello, o più fascino, o più colori.
Sei miseramente come tutti noi, carne al macello che cerca di emergere e star al passo con se stessa. Sei miseramente uno come noi.
Non serve sbattere le ciglia e credere di farla franca. Prima o poi tutti si accorgono della nostra piccolezza. E se la celi, come sai fare tanto bene, resterai sempre una delusione per chi ti incontra.



Ogni tanto, datti pace.

e fai un favore al mondo.